Fake News: Google cambia il suo algoritmo e dichiara guerra ai legionari dell’imbecillità

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Comunicati Stampa

Miglioramento dei segnali di posizionamento a discapito della scarsa qualità, trasparenza sul funzionamento, feedback veloci: la nuova ricetta di Google

Si farà finalmente pulizia dei disinformatori di professione. Umberto Eco li definiva “i legionari dell’imbecillità”, i frequentatori di internet che dispensano sciocchezze e ignoranza. Adesso dopo il “bollino” per le notizie verificate e l’intelligenza artificiale che riconosce commenti violenti e offensivi. Google rafforza la sua lotta alle “fake news” e all’odio online dichiarando guerra a tutti i contenuti di bassa qualità, offensivi o fuorvianti.
Google ha annunciato cambiamenti strutturali all’algoritmo che decide cosa mostrare le informazioni: darà un peso maggiore all’autorevolezza delle pagine web e terrà sempre più in considerazione le segnalazioni delle persone.
“I nostri algoritmi aiutano a identificare fonti affidabili tra i miliardi e miliardi di pagine del nostro indice”, spiega Ben Gomes, vicepresidente di Google Search. Per questo la compagnia sottolinea di aver migliorato i metodi di valutazione dell’indicizzazione delle pagine e di aggiornare continuamente i suoi algoritmi.
Si tratta di miglioramenti che mettono al centro l’elemento umano, spiega Gomes. L’intelligenza artificiale, insomma, non è una bacchetta magica.

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Gli utenti potranno segnalare direttamente i contenuti che compaiono nei suggerimenti di ricerca e negli “snippet” indicando se li reputano violenti, offensivi, sessualmente espliciti, inutili, falsi o inaccurati. Questo nuovo tipo di feedback non avrà conseguenze immediate sui contenuti segnalati, ma servirà a Google per dare informazioni sempre più precise agli algoritmi, in modo da mostrare in futuro sempre meno suggerimenti simili.
Altri cambiamenti riguardano il sistema di posizionamento nel motore di ricerca. Questo tiene conto di centinaia di fattori, ad esempio di quanto è recente il contenuto o del numero di volte in cui il termine di ricerca compare nella pagine.
D’ora in poi, spiega Gomes, su questo bilanciamento peserà di più il fattore dell’autorevolezza della pagina web.
Quello delle bufale, ma anche dei contenuti violenti, offensivi e d’odio non è un problema solo del motore di ricerca di Google, ma anche dei social network, Facebook in testa.

Google, arriva l’etichetta fact check per combattere le fake news. L’utente sarà in grado di valutare il contenuto e la veridicità di una notizia.

Un tema discusso in rete, sui giornali e nella vita di tutti i giorni. Come difendersi dalle bufale online. Facebook ha annunciato una campagna per educare gli utenti a riconoscere ed evitare le fake news. Google ha lanciato l’etichetta Fact Check. Il lettore verrà a conoscenza di una modalità operativa, così da potere valutare il contenuto a seconda di un indice di veridicità.

L’etichetta di Google serve a indicare cosa è, o meno, a seconda delle verifiche fatte dall’autore dell’articolo. Insomma, lo strumento non potrà garantire la verità al 100% ma servirà come prova di un procedimento di verifica che quantomeno servirà a farsi un’idea. Un modo per stimolare la capacità critica dell’utente rispetto alla moltitudine di contenuti, a cominciare da quelli passati al vaglio.

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Twitter sta pensando a un servizio per contrastare le fake news

Secondo un’indiscrezione del Washington Post, non confermata ufficialmente dalla compagnia, Twitter starebbe sviluppando una nuova funzione per contrastare le fake news. La rivelazione è arrivata da due fonti interne, che vogliono restare anonime, due persone molto vicine ai progetti del social network. Il sistema permetterebbe a chi usufruisce della piattaforma di segnalare un post come falso, tendenzioso o inaccurato nello stesso modo in cui bolla i tweet “spam, offensivi e dannosi”
Secondo le prime ipotesi la nuova funzione potrebbe essere una piccola tab posta al lato del menu a scomparsa che appare accanto ai tweet. Da lì ogni singolo utente potrebbe lanciare la propria segnalazione e avviare le verifiche sui contenuti.

Ercole Palmeri
Temporary Innovation Manager

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