Il futuro del B2B: cosa ha bisogno e cosa dovrebbero fare le imprese B2B

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Il futuro del B2B: cosa ha bisogno e cosa dovrebbero fare le imprese B2B

Le grandi imprese B2B dovrebbero sfruttare le tecnologie in loro possesso o le tecnologie esistenti sul mercato

Negli ultimi anni le aziende B2B hanno impegnato risorse significative per stare al passo con le ultime tecnologie, adottando anche dispositivi AI, ML, Blockchain e IoT. Insieme alla raccolta dei dati automatizzata, queste tecnologie vengono sfruttate per creare modelli di dati, gemelli digitali (digital twins) e molto altro.

Contenuto dell’articolo

Nonostante gli sforzi, nelle aziende si riscontra ancora insoddisfazione sui ritorni di questi investimenti, oltre che a interrogarsi sul futuro di questi asset aziendali tecnologici. Inoltre le aziende quotidianamente lavorano duramente sul fronte della commercializzare, costruendo modelli di business sostenibili.

Investire su più tecnologia, o concentrarsi su quelle esistenti ?

Giusto porsi la domanda, perchè forse converrebbe concentrarsi maggiormente sullo sblocco del valore massimo di queste risorse esistenti, cioè ottimizzare il ritorno dell’investimento. In alternativa all’investimento in ancora più tecnologia, seguendo maggiormente gli ultimi trends e le ultime tendenze tecnologiche.

Semplice a dirsi, sfruttare le risorse esistenti è più facile a dirsi che a farsi.

Possiamo però provare a fare alcuni ragionamenti, valutare attentamente gli ostacoli più duri; e vedere come i processi di innovazione possono aiutare sul ritorno degli investimenti

Sviluppare un ecosistema mediante forti partnership

I problemi più difficili da superare sono sistemici, e quindi non possono essere affrontati da soli. Le maggiori opportunità per i B2B sono conosciute e condivise: sfruttarle richiede la comprensione degli ecosistemi per prodotti e servizi; e capire come le risorse aziendali possono essere combinate e sfruttate con le risorse di altri.

Il futuro del B2B: cosa ha bisogno e cosa dovrebbero fare le imprese B2B

Più grande è il problema o l’opportunità, più è probabile che dovrai coinvolgere più partner nella tua catena del valore: per risolverli o sfruttarli al meglio.

Un esempio è VAKT, una piattaforma che sfrutta la blockchain, fondata da un gruppo di major petrolifere, trader e finanziarie che si sono uniti in un consorzio per semplificare l’esperienza del trading e intermediazione. Hanno lavorato insieme per migliorare l’ecosistema, e grazie agli ultimi sviluppi tecnologici, hanno trasformato il modo in cui l’energia viene scambiata.

Per affrontare queste sfide complesse su larga scala, è importante seguire un approccio strutturato ma adattabile, in grado di tenere traccia dei progressi ottenuti, e sufficientemente flessibile da capitalizzare ciò che emerge durante il processo.

Condivisione delle tecnologie

Nel settore del direct-to-consumer, proteggere la tecnologia interna di solito fornisce uno scarso ritorno sull’investimento iniziale richiesto. Ma per gli asset industriali, questo non è sempre vero. Nel contesto di specifiche condizioni di mercato e barriere tecniche, la tecnologia può fornire un vantaggio strategico chiave rispetto ai concorrenti.

Un’azienda che gestisce bene gli asset tecnologici, è un leader per lungo tempo. L’azienda che riesce a vendere un prodotto includendo la propria tecnologia as a service, come plus per la soluzione di problemi in termini di tempo e problematiche, è un’azienda che avrà un buon ritorno al suo investimento iniziale. Questo perchè la capacità tecnologica viene vista come una parte fondamentale dell’offerta, un elemento chiave di differenziazione nel loro settore.

Per i B2B, queste difficili decisioni strategiche devono essere prese caso per caso. Un fattore chiave nel decidere se sfruttare un asset tecnologico come USP (unique selling point) o commercializzarlo è il panorama competitivo del mercato.

Se il tuo mercato è altamente mercificato, le differenze tra le aziende sono difficili da trovare, e quindi converrebbe mantenere il vantaggio competitivo. Dipende dallo scenario, valutare gli obiettivi, i pro e i contro.

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Modello as a Service

Il modello di business “As a Service” (AAS) potrebbe essere il modello di business più promettente per le nuove tecnologie. Ma se non si riesce a configurare bene il servizio: è destinato a fallire.

Le grandi imprese che lavorano nel settore B2B trovano i modelli di servizio particolarmente difficili perché le loro attività principali esistenti si basano su vendite di grandi quantità di prodotti o progetti. Questo potrebbe portare problemi con il back-end del business dei servizi, sia da un punto di vista finanziario che da un punto di vista operativo.

Quindi, prima di diventare un AAS, i B2B dovrebbero chiedersi se conviene entrare in questa nuova arena competitiva dei servizi, o se magari sarebbe meglio avviare una nuova attività che eroga servizi. Questo perchè quella esistente potrebbe non essere pronta.

A volte non si tratta della tecnologia in sé, ma di tutto ciò che riguarda la tecnologia che deve essere configurata per ottenere il massimo successo nel passaggio da un’azienda basata sul prodotto a un’azienda basata sui servizi.

In aiuto alla decisione, è bene chiedersi anche:

  • quali sono i cambiamenti interni da intraprendere ?
  • La tua azienda è pronta per questi cambiamenti ?
  • E se non lo è, come è possibilemassimizzare l’uso della tecnologia sviluppata ?

In conclusione

La massimizzazione dei rendimenti diventa più importante. Le aziende si trovano ad affrontare domande critiche sulla migliore linea d’azione per le proprie risorse, mentre lottano per rimanere al passo con le ultime tendenze tecnologiche.

In questo articolo ho evidenziato alcune tra le domande più difficili che il settore deve affrontare, e ho dato alcuni spunti su come superarle.

Se fossero necessari ulteriori approfondimenti, o se avete quesiti o problematiche reali: contattatemi su linkedin o via email all’indirizzo info@bloginnovazione.it

Ercole Palmeri: Innovation addicted

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