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Alla sua conferenza annuale re:Mars 2022 Amazon ha annunciato che presto Alexa sarà in grado di dialogare con noi imitando le voci di persone reali.

È stato proprio Rohit Prasad, responsabile scientifico del progetto Alexa Artificial Intelligence, durante il suo keynote ad affermare che grazie ad una nuova funzionalità lo smart speaker di casa Amazon consentirà agli utenti di trasformare le relazioni con i personali in qualcosa di “permanente” (“lasting personal relationships“).

Se a qualcuno non fosse chiaro a cosa Prasad facesse riferimento, ecco apparire sul grande schermo alle sue spalle l’immagine di un ragazzino che rivolgendosi ad Alexa le chiede: “Nonna può terminare la lettura de ‘Il Mago di Oz’?”. Alexa prontamente risponde “Ok!” e da quel momento si sente provenire dal dispositivo la voce di una donna anziana che prende a leggere al bambino la fiaba di Frank Baum.

“La nonna presente in questo scenario non è più tra noi” sentenzierà algido Tony Dokoupil, giornalista di CBS News, commentando la presentazione di Prasad.

C’è sempre una prima volta

Già nel luglio 2017 fece scalpore un servizio pubblicato da WIRED, ancora oggi disponibile su YouTube, dove in una video-intervista si racconta la storia del tecnico informatico che “ha trasformato il padre in fin di vita in una AI”.

Quando James Vlahos si rese conto che suo padre stava morendo a causa di un male incurabile, egli decise di salvare i ricordi del padre in una lunga lista di audio e file di testo, per poi collocarli nel suo smartphone.

Ma questo fu solo l’inizio: attraverso un algoritmo di intelligenza artificiale, James abilitò il suo telefono a rispondere alle domande restituendo gli audio ed i testi del padre più pertinenti, generando una conversazione tra i due molto verosimile. Nelle intenzioni di James, l’algoritmo avrebbe reso nuovamente possibile il dialogo col padre anche dopo la sua morte, e così è stato.

Into the loop

L’esperienza di James è diventata un’impresa, una no-profit che promette alle persone di entrare in contatto con i propri defunti grazie all’AI. Un servizio a pagamento col quale chiunque può riportare in vita un proprio caro trasferendone i ricordi in una app.

Ma se consideriamo le profonde implicazioni psicologiche che comporta il venire a contatto con un caro defunto, non possiamo escludere che questo servizio potrebbe determinare nuovi ed imprevedibili sconvolgimenti sociali. Ad esempio, siamo pronti a vivere in una società di persone che piuttosto che elaborare un lutto si affidano ad un servizio a pagamento per restare ancorati alle esperienze di vita più felici come in un loop? Se oggi la nostra memoria elabora i ricordi dolorosi in una prospettiva di auto-protezione, come sarà domani quando manipolandoli potremo trasformarli in qualcosa di mai doloroso e sempre artificialmente felice?

La situazione si complica

Cosa accadrebbe se James Vlahos, frustrato dalla incapacità del padre (defunto) di manifestargli il suo affetto, decidesse un giorno di “correggere”, modificando qualche riga di codice, questo aspetto del suo carattere e più simile al padre che desiderava?

Inoltre, chi impedirà agli utenti di Alexa di istruire lo smart speaker per vesta per noi i panni di una persona perfettamente in vita, nutrendo una nuova forma di feticismo digitale di cui ancora non si sentiva l’esigenza?

Ma perché?

L’obiettivo di Amazon è quello di creare strumenti che attirino attenzione delle persone e le coinvolgano sempre di più in attività online. Il coinvolgimento degli utenti già riguarda molti ambiti della vita privata ed è intenzione di Amazon andare a occuparne di nuovi, coinvolgendo se serve anche la sfera sentimentale, come in una guerra di occupazione dove il terreno di conquista è nel privato di ciascuno di noi.

Articolo estratto dal Post di Gianfranco Fedele, se vuoi leggere l’intero post clicca qui 

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